PALAZZO MOCENIGO

Museo del Tessuto e del Costume con i percorsi dedicati al profumo

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A Venezia,lungo il Canal Grande nel sestiere di Santa Croce, si erge la magnifica chiesa di San Stae e, a pochi metri dal campo omonimo, che è di fronte alla stessa e che si affaccia sul Canale, si trova una delle “perle” veneziane, meta dei pellegrinaggi di appassionati di abiti d’epoca…. “Palazzo Mocenigo”.   Palazzo Mocenigo è sede dello splendido Museo del Tessuto e del Costume, con percorsi dedicati al Profumo.

Palazzo Mocenigo di San Stae (traduzione dialettale di Sant’Eustachio) fu abitato per secoli da un ramo della famiglia Mocenigo, una delle più prestigiose del patriziato Veneziano.  Da questa illustre famiglia, originaria secondo alcuni dalla Lombardia, secondo altri di Aquileia, provengono ben sette Dogi : Tommaso (1414-23), Pietro (1474-76), Giovanni (1478-85), Alvise I (1570-77, che fu il doge vincitore di Lepanto), Alvise II (1700-1709), Alvise III (1722-32), Alvise IV (1763-78).

Tra i membri della famiglia Mocenigo numerosi furono procuratori, ambasciatori, capitani, ecclesiastici e uomini di lettere.

Il ramo principale della famiglia abitava i palazzi di San Samuele e, agli inizi del Seicento, il ramo discendente da Nicolò Mocenigo, fratello del Doge Alvise I, si stabilì nel Palazzo di San Stae.

“Compagnia degli Anelli”, dopo aver coltivato per anni la speranza di poter visitare il Museo, indossando abiti di taglio ‘700, il 17 dicembre 2017, grazie alla comprensione e grande disponibilità della direttrice della Fondazione Musei Civici di Venezia, dott.ssa Chiara Squarcina, ha potuto realizzare il sogno rimasto a lungo nel cassetto.

Ecco qualche foto della indimenticabile fantastica giornata.

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LA SALA DEI GILET

La sala dedicata al gilet, capo dell’abbigliamento classico maschile, di cui ne sono esposti oltre cinquanta esemplari provenienti dal fondo Cini delle collezioni del Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume. Il “sottomarsina” o “gilet” si diffonde alla fine del sec. XVII, generalmente in seta sul davanti e in lino o cotone nella parte posteriore, lungo fino al ginocchio e con le maniche.  Nel Settecento, epoca a cui risalgono i modelli esposti

in questa sala, questo capo si accorcia oltrepassando di poco il punto di vita e termina sul davanti con due punte. A fine secolo poi perde le maniche, acquistando talvolta il colletto e decorazioni realizzate da virtuosi ricamatori.

 

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GIUSTO PER

Nel 1945 il Palazzo Mocenigo di San Stae, con l’archivio e parte degli arredi, fu donato per disposizione testamentaria al Comune di Venezia da Alvise Nicolò, ultimo discendente della nobile famiglia veneziana, affinché venisse utilizzato “per Galleria d’Arte, a completamento del Museo Correr“. Sul finire degli anni Settanta, alla morte della moglie Costanza Faà di Bruno, pervenirono ai Musei Civici di Venezia le stanze del primo piano nobile con le decorazioni ad affresco e gli arredi, per lo più settecenteschi. Nel 1985, dopo consistenti interventi di restauro, l’appartamento Mocenigo venne aperto al pubblico come museo, senza peraltro perdere il fascino e l’atmosfera della casa vissuta. Nello stesso anno venne istituito a palazzo Mocenigo il Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume, ospitando le ampie collezioni tessili e di abiti antichi dei Musei Civici – provenienti soprattutto dalle raccolte Correr, Guggenheim, Cini, Grassi – e una biblioteca specializzata, sempre aperta, in cui spicca l’importante raccolta di oltre 13.000 figurini dal ‘700 al ‘900. Il percorso del museo, completamente rinnovato e ampliato nel 2013, si snoda in venti sale al primo piano nobile, raddoppiando le aree espositive aperte nel 1985. L’ambiente nel suo insieme evoca diversi aspetti della vita e delle attività del patriziato veneziano tra XVII e XVIII secolo, ed è popolato da manichini che indossano preziosi abiti e accessori antichi appartenenti al Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume. Moda e costume, con particolare riferimento alla storia della città, caratterizzano dunque da subito la ricerca e l’attività espositiva del museo, nel contesto ambientale del palazzo gentilizio dei Mocenigo….

E’ UN’AUTENTICA PERLA DA VEDERE !

 

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BYE !

 

 

 

 

 

 

 

BURANO MUSEO DEL MERLETTO

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Burano è un’isola della Laguna di Venezia settentrionale e deve il suo nome a quello della “Porta Boreana” di Altino, porta chiamata così, perchè posta a Nord-Est, direzione da cui la bora soffia proprio ad Altino.

Furono gli abitanti di Altino, che, per sfuggire alle invasioni barbariche, si rifugiarono  sulle varie isole della laguna di Venezia, dando a queste i nomi delle sei porte della loro città: Murano, Mazzorbo, Burano, Torcello, Ammiana e Costanziaco.

La lavorazione del merletto, a Burano, è la principale attrazione per quanto riguarda la manifattura artigianale e la stessa risale ad epoca antichissima. Fu il 1600,comunque, il periodo d’eccellenza per il merletto ed in particolare per quello ad ago, realizzato, appunto, a Burano, come il conosciutissimo “buranello”, realizzato al tombolo sempre dalle Merlettaie dell’isola.

In piazza Galuppi, negli spazi della storica Scuola dei Merletti, fondata nel 1872, si trova il “Museo del Merletto”, che è stato aperto nel 1981.

Il Museo è stato incluso dal 1995 nei Musei Civici di Venezia e, il 19 novembre 2017, grazie alla sensibilità e alla disponibilità della Direzione del Museo stesso, una rappresentanza dell’Associazione” Compagnia degli Anelli”  ha avuto il privilegio di effettuarne la visita, indossando costumi d’epoca e di fantasia.

Ecco qualche foto dell’evento

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QUALCHE FOTO PASSEGGIANDO PER BURANO, DOPO LA VISITA ALLO SPLENDIDO MUSEO DEL MERLETTO

Nel passato l’attività principale a Burano era la pesca, e si racconta che i colori delle case, oggi diventati la caratteristica principale dell’isola, una volta servivano a delimitare le singole proprietà. Esiste, tuttavia, anche una “leggenda” legata al carattere variopinto dell’isola, la quale narra che erano i pescatori a dipingere la propria casa, al fine di riconoscerla da lontano, durante i lunghi periodi di assenza dovuti alla pesca.

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IL FAMOSO “CAMPANILE STORTO”

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E… “COMPAGNIA DEGLI ANELLI”

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E’ L’ORA DEL TRAMONTO A BURANO

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PRIMA DI TORNARE A CASA….

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E L’ ULTIMA FOTO, INSIEME CON I GENTILISSIMI COORDINATORI DEL MUSEO

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COME SEMPRE MANCA L’AUTORE  L’AUTORE DELLA FOTO !!!!

 

BELLO SAPERE CHE, AL MUSEO…..

Percorsi e collezioni

 Il percorso di visita ha inizio nella sala introduttiva al piano terra, dove un filmato sottotitolato in inglese sollecita una suggestiva immersione nell’affascinante mondo dei merletti, mentre pannelli didascalici svelano i segreti di questa sapiente tecnica e dei suoi punti più in uso (punto Venezia, punto Burano…). La visita prosegue al primo piano, dove il percorso espositivo è impostato cronologicamente e si sviluppa attraverso quattro sale che corrispondono ad altrettante aree tematiche, documentando attraverso gli oltre duecento rari e preziosi esemplari l’evoluzione dell’arte del merletto a Venezia dal Cinquecento al Novecento. Durante l’orario di apertura del museo sarà possibile vedere all’opera le abili ed instancabili maestre merlettaie, ancor oggi depositarie di un’arte tramandata di generazione in generazione.

Dalle origini al secolo XVI

Sala 1 Primo Piano, Museo del Merletto di Burano Sala 1 Primo Piano, Museo del Merletto di Burano Le corolle tripetali dorate delle frange che impreziosiscono il manto purpureo delle madonne musive delle absidi di Torcello, Murano e dei più antichi mosaici marciani (secoli XI-XII), che scompaiono dall’iconografia veneziana dopo il 1204 con la conquista di Costantinopoli e con l’emancipazione di Venezia dal dominio bizantino, erano forse realizzati a punto bibila, un punto ad ago che continua ad essere fatto nelle isole dell’Egeo e si ripresenterà identico nelle icone veneto-cretesi del secolo XV. Invece il merletto ad ago che si sviluppa nella Venezia del Rinascimento, anche se nasce da tale incipit iniziale, è un diverso insieme complesso ed evoluto di moltepici punti e, come quello a fuselli, è espressione creativa e manuale di sensibilità femminile aristocratica, acculturata per stretta frequentazione con ambienti artistici e intellettuali raffinati. I primi decori sono essenzialmente geometrici e impreziosiscono le scollature e gli angoli dei fazzoletti da mano. Nel Cinquecento si assiste ad un interessante boom editoriale (in Europa, in Italia, e specialmente a Venezia), che vede la pubblicazione di centinaia di libri, detti modellari, di disegni per merletti e ricami, ideati dai maggiori incisori e tipografi del tempo. Dedicati alle nobili e virtuose donne che praticano l’esercizio dell’arte nell’intimità delle loro case, attestano una preferenza verso decorazioni geometriche, arabeschi, rosoni, per arricchirsi, nella seconda metà del secolo, di elementi fito-zoomorfi e grottesche. Già nel tardo secolo XVI è documentata un’attività merlettiera nei monasteri e nei laboratori di orfanatrofi e pii istituti di carità, e in seguito, per lo straordinario successo dei pizzi nella moda sia nell’abbigliamento che nell’arredo, non bastando più tale tipo di produzione familiare e conventuale, se ne organizzano altre su più vasta scala, coinvolgenti intere popolazioni femminili, concentrate in località isolate, per rendere più vantaggioso lo sfruttamento.

Secolo XVII e secolo XVIII

Nel Seicento, secolo per eccellenza del merletto, che invade dalla testa ai piedi le vesti maschili, femminili, infantili, ecclesiastiche e professionali, le Fiandre, Milano e Genova si specializzano nella lavorazione a fuselli, mentre Venezia, pur non rinunciando ad essi, crea inimitabili manufatti ad ago. I barocchi merletti lagunari in punto Venezia tagliato fogliame ad alto rilievo, sono tanto spettacolari e costosi da indurre la Francia, per ostacolare le eccessive spese suntuarie della corte del Re Sole, ad organizzarne una lavorazione autoctona sotto la guida di maestranze veneziane “rapite” allo scopo. La Serenissima risponderà a tale concorrenza inventando gli ancor più virtuosistici merletti a punto rosa, i cui caratteristici intricati disegni miniaturizzati, resi addirittura simili a cristalli di neve da micro-stratificazioni in rilievo, saranno realizzati con stilizzazioni maggiori anche sul tombolo. I decori nella prima metà del secolo sono caratterizzati da grande varietà di specialità botaniche, rese realisticamente, disposte a girali entro cui si alternano piccoli animali e volatili; tra 1650 e 1675 circa, si assiste all’invasione di inflorescenze indiane, riprese da erbari e interpretate con fantasia; nell’ultimo quarto gli stessi motivi vanno trasformandosi con un progressivo rimpicciolimento e stilizzazione. Nel Settecento invece vanno di moda le leggerissime trine di tipo fiammingo (francesi e belghe) a cui le manifatture ad ago veneziane cercano di assomigliare aumentando la superficie di fondo realizzata in esilissima rete entro cui misurati elementi floreali sembrano come inglobati: è l’invenzione del punto Burano. Con i fuselli, anche a Venezia si producono le impalpabili blonde, che si preferiscono però tinte in nero, da usare come mantelline nei travestimenti carnevaleschi. La semplificazione delle fogge, dovuta all’imporsi di uno stile di vita anglosassone, più pratico e sportivo, comporta anche quella dei merletti, caratterizzati da motivi minuti e disseminati, adatti a fisciù (scialletti), jabots (cravattine) e pouffs (cuffie). I drammatici eventi delle rivoluzioni americana e francese porteranno all’abbandono del merletto, considerato odioso simbolo della sconfitta aristocrazia. I motivi decorativi seguono quelli proposti nelle stoffe da abbigliamento: nella prima metà lussureggianti e commisti a elementi rocaille, nella seconda “a meandro” con fiori di pesco e rose e nell’ultimo quarto con forte alleggerimento e banalizzazione degli stessi.

Secolo XIX e secolo XX

La lavorazione del merletto sarà ripresa in Europa all’inizio dell’Ottocento per volontà di Napoleone che, vedendo migliaia di maestranze del settore disoccupate, renderà obbligatorio il suo utilizzo nell’abbigliamento cerimoniale di corte. La produzione merlettiera, che vede una insperata ascesa in Inghilterra, Francia, Belgio e Spagna, a Venezia invece proseguirà stancamente nel corso del secolo XIX, cercando invano di competere con gli economici e apparentemente altrettanto belli merletti meccanici, fino al nuovo grande rilancio nell’ultimo quarto del secolo. Comitati di intellettuali, politici e colte signore aristocratiche, Andriana Marcello per prima, non solo organizzano scuole d’apprendimento recuperando antichi disegni e merletti da copiare, ma soprattutto acquistano quei manufatti costosissimi, senza chiedere prezzi di favore. L’artistica attività risorta ovunque (perfino in Cina ad opera dei missionari), con alterna fortuna secondo i capricci della moda, nel secondo dopo guerra risulta anacronistica e antiquata. La ventate di novità provenienti dall’America prima e dall’Inghilterra poi, i movimenti studenteschi di tutta Europa, ne decreteranno la fine. Riconosciuta forma d’artigianato tradizionale da salvare e da recuperare storicamente e tecnicamente, sarà nuovamente ripresa nell’ultimo quarto del ‘900, e portata avanti fino ad oggi grazie alla passione e alla buona volontà di singole professioniste del settore.

La Scuola dei Merletti di Burano (1872-1970)

Abito cerimoniale della Regina Margherita, Venezia, Museo di Palazzo Mocenigo Abito cerimoniale della Regina Margherita Aristocrazia e politica illuminate, con il patrocinio di Margherita di Savoia, a fine Ottocento elaborano un progetto per il rilancio del merletto veneziano con l’apertura di scuole: la prima a Burano nel 1872, recuperata un’anziana maestra superstite, poi altre a Venezia, nel Litorale, in Terraferma. I decori sono tratti dai repertori del passato: si riproducono tutte le tipologie stilistiche, spesso con una precisione tecnica superiore alle originali, ma restano modesti i rinnovamenti iconografici ispirati ad Art Nouveau e Déco. L’attività prosegue per decenni grazie a generose commissioni dei Reali e a finanziamenti della famiglia Marcello, ma il mutare delle mode e la diminuita disponibilità finanziaria generale, stravolta dalla grande guerra, la tendenza a persistere su modelli iconografici del passato, l’altissimo costo del fatto-a-mano rispetto al prodotto industriale, la concorrenza dei numerosi altri centri sorti in Italia, renderanno vano ogni sforzo. Nel secondo dopoguerra si realizzano accessori minori e souvenir per un turismo meno élitario e negli anni Settanta non esistono più né scuole né laboratori. Un decennio dopo, però, l’iniziativa di un Consorzio voluto da enti pubblici e privati, dalla Fondazione A. Marcello, porta nel 1981 all’apertura del Museo della Scuola del Merletto, ad una serie di mostre tematiche di successo e all’organizzazione di corsi teorico-pratici sull’arte del merletto di Venezia e Burano, per impedirne ancora una volta l’oblio. L’Archivio della Scuola del Merletto, importante fonte di documentazione storico-artistica, con disegni, foto e varie testimonianze iconografiche è attualmente conservato presso il Museo di Palazzo Mocenigo , Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume (Venezia, Santa Croce 1992).

Il Merletto: Glossario

Barbole: bande di merletto poste a guarnizione di cuffie. Utilizzate dal 1600, nel 1800 decorano i cappelli. Blonda: merletto di seta a fuselli, con fondo a rete. Originario della Francia, dalla metà del 1700 si diffonde poi a Venezia e in Spagna. Il termine deriva dal francese “blonde”, dal colore della seta naturale utilizzata; tinta in nero sarà preferita per la confezione delle mantelline da bauta (travestimento veneziano carnevalesco). Burato: tessuto ad armatura tela molto rada, utilizzato come supporto per ricami, cui nel ‘500 sarà dedicato un libro. Collo rabat: colletto maschile “rovesciato”, formato da pannello quadrangolare (poi due rettangolari) di merletto che copriva appena le spalle, per poi scendere sul davanti. Utilizzato dal 1600, nel 1700 si trasforma in jabot ed è oggi usato ancora dai magistrati togati. Collo berta: collare a ruota (detto anche “godet”) posto come mantellina a sottolineare gli ampi scolli tipici della seconda metà dell’800; revival medievale ricorda il nome della madre di Carlo Magno. Collo berlino: definizione della Scuola Merletti di Burano, data ad un modello di probabile commissione berlinese. Collo a pistagna: definizione della Scuola Merletti di Burano, data ad un modello di colletto sciallato con lembi allungati. Cuscinello: vedi tombolo. Facciole: strisce di tela o merletto poste al sottogola dalla fine del ‘600; usate dagli abati anche nel ‘700. Filet: rete a maglie quadrate ricamate a punto tela e a punto rammendo con navetta o ago, detto “modano”. Fisciù: (dal fr. fichu) fazzoletto da spalle triangolare con punte infilate nel farsetto (corpetto) o intrecciate davanti e annodate dietro. Indossato da dame e da borghesi nell’ultimo quarto del secolo XVIII, varia nella qualità del tessile con cui è confezionato. Grottesca: con tale termine si designa una tipologia decorativa parietale derivante da quella rinvenuta nella Domus Aurea di Nerone (nelle cosiddette “grotte”). Costituita da un leggero e fantastico disporsi di forme vegetali miste a figure umane, animali stravaganti e scenette narrative. Comparsa agli inizi del ‘500, nel corso del ‘700 visse un revival naturalistico. Guanti “mitaines”: guanti a dita scoperte, lunghi fino al gomito, realizzati a ricamo o a merletto; di moda all’epoca del Re Sole, in Francia; alla fine del secolo XIX sono utilizzati solo per la sera. Merletto ad ago: merletto realizzato con ago e filo di lino (anche di cotone dal secolo XX) senza l’utilizzo di nessun supporto, utilizzando un cussinello, simile al tombolo, su cui posa un cilindro ligneo (murello) fermato da un telo su cui è stato precedentemente cucito il disegno. Merletto a fuselli: fissato il disegno sul tombolo si procede intrecciando fili collegati a fuselli (detti anche piombini o mazzette) e fermandone con spilli la lavorazione. Macramè: (dall’arabo mahrama ) ancor oggi eseguito in area ligure, si costruisce dal nulla annodando fili fissati superiormente, che vengono lasciati poi sciolti, a frangia in basso. Motivo “a meandro”: decorazione che si sviluppa a partire dal 1740, caratterizzata da serie parallele di tralci ondulanti verticali da cui si dipartono mazzi fioriti più o meno naturalistici. Pellegrina: (dal fr. pélerine, ampio colletto del mantello del pellegrino), nel ‘600 lunga in vita dietro e con lunghi lembi davanti; nel ‘700 e nell‘800, ha forma di mezza ruota. Punto Burano: tipologia di merletto ad ago che si differenzia dal Punto Venezia per lo sfondo, costituito da un reticolo a minuscole maglie rettangolari simili a sequenze verticali di scalette a pioli. Punto corallino o piatto: merletto ad ago piatto, con decoro a diramazioni esili e contorte ispirate alle arborescenze coralline e sviluppatosi a partire dall’ultimo quarto del 1600. Punto Milano: merletto a fuselli caratterizzato all’inizio da motivi continui, senza fondo, realizzati separatamente a punto tela e uniti in fase finale. Nel ‘600 compare prima un fondo a barrette, semplici o doppie, poi un reticolo a maglia tonda o esagonale che si ritrova nei manufatti fiamminghi. Punto Pellestrina: merletto a fuselli che appare agli inizi del ‘600, molto simile per tecnica (punto tela, treccia,mezzopunto) e decoro al coevo punto Milano da cui si differenzia per le barrette del fondo, spesso a “Y”. Punto rosa: merletto ad ago con decoro che si distingue per la miniaturizzazione degli elementi e per la sovrapposizione di multipli strati. Si sviluppa a partire dal 1680. Punto Venezia: tipologia del merletto ad ago che si differenzia dal Punto Burano per lo sfondo costituito da un intreccio, un tempo caotico ora a nido d’ape, di barrette (sbari) semplici o con pippiolini (picò) prodotte a punto asola o festone (cappa) . Punto Venezia piatto: caratterizzato da motivi decorativi fitomorfi di dimensioni uniformi collegati da sottili barrette e pippiolini e privi dei rigonfiamenti tipici del Punto Venezia a grosso rilievo. Punto Venezia tagliato a fogliame a grosso rilievo: caratterizzato da un decoro di foglie e infiorescenze liberamente interpretate rese con una grande quantità di imbottirure e rilievi. Si sviluppa dal 1650 prima con motivi semplicemente accostati, poi con fondo a barrette. Noto in Europa come Gros point de Venise . Punto Venezia tagliato a fogliame: simile al precedente ma caratterizzato dall’assenza di imbottiture e rilievi. Ricamo rinascimento: simile nell’aspetto al merletto, si basa sulla sistemazione di una spighetta (striscia sottile toilé realizzata a fuselli a punto tela, oppure a telaio), secondo un disegno predefinito, collegata da elementi riempitivi ad ago. Si tratta di una versione economica del punto Venezia tagliato a fogliame. Reticello: antenato del merletto. Tipologia di ricamo ottenuta sfilando orditi e trame di una tela di base fino a ridurla ad un insieme di pochi fili verticali ed orizzontali su cui creare poco per volta un determinato decoro. Rocaille: decorazione ispirata al motivo della conchiglia ( con cui siabbellivano grotte e giardini fin dal ‘600), da cui deriva il termine Rococo, per indicare uno stile artistico. Tombolo: cuscino cilindrico imbottito di paglia o segatura poggiato sopra un specie di sgabello rovesciato detto “scagno” ed utilizzato per la realizzazione del merletto a fuselli. A Venezia viene detto “balòn”. Tramezzo: (dal fr.entredeux ) striscia di merletto da inserire tra due lembi di tessuto.