COMPAGNIA DEGLI ANELLI A VILLA WIDMANN REZZONICO FOSCARI

Il viaggiatore che nel Settecento affrontava il tradizionale Tour d’Italie e, a bordo del burchio, tipica imbarcazione rivierasca, risaliva la Brenta da Venezia a Padova, poteva ammirare, in una delle anse formate dal fiume, uno dei gioielli del tardo barocco veneziano, il complesso di Villa Widmann Rezzonico Foscari.

Il 15 aprile 2018, grazie alla sensibile disponibilità della Direzione della Villa, che oggi è proprietà della Città metropolitana di Venezia, Compagnia degli Anelli ha potuto goderne la grande bellezza indossando abiti in stile ‘700 veneziano.

 

Ecco qualche foto

Buon giorno… Siamo noi di Compagnia degli Anelli…    Si può entrare ?

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Costruita agli inizi del Settecento per volontà dei Serimann, nobili veneziani di origine persiana, la Villa ottenne l’attuale forma solo nella metà dello stesso secolo, quando la famiglia Widmann, dopo avere acquistato l’immobile, lo rimodernò adeguandolo al gusto rococò francese.

Il corpo centrale divenne così accogliente dimora per feste e ricevimenti.

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A nord della Villa si estende il rigoglioso parco. Tigli, cipressi e ippocastani fanno da sfondo a numerose statue in pietra tenera: sono dei, ninfe, amorini, muti protagonisti del mondo arcadico.

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Sul lato destro, dietro alla barchessa, si apre un ampio spazio affiancato dalle Serre e ancora un romantico laghetto di creazione tardo-ottocentesca con numerosi cipressi di palude.

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Nelle vicinanze, si trova un gazebo in pietra con copertura in ferro battuto circondato da ippocastani, per secoli complice di incontri galanti.

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O di trame ai danni dei nobili  ospiti…..

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che usavano incontrarsi anche all’antica ghiacciaia…..  per celarsi ad occhi indiscreti….

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Sulla destra del complesso, alla fine del Porticato della Barchessa, si trova l’oratorio gentilizio con annessi alcuni vani per il servizio liturgico. Sopra l’altare marmoreo è collocata una piccola pala rappresentante la Madonna dello Scapolare, il Bambino e i Santi.

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Ai piedi della tela, su di un listello di legno dorato, è impressa la data A.D. MDCCCIIC, a testimonianza di un restauro ottocentesco. Nella Chiesetta sono sepolte Elisabetta (1792-1859) e Arianna (1794-1875) Widmann che più amarono vivere in questa Villa.

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La barchessa, caratterizzata da un arioso portico rivolto verso la villa, si sviluppa internamente attorno ad un cortile lastricato: l’ala a est ospitava le scuderie e il granaio, quella a sud-ovest gli alloggi per la servitù e la foresteria.

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Nell’area tenuta a ghiaino, davanti alla Casa Dominicale, occupata in origine dalla corte, si trova un’aiuola circolare con al centro un pozzo.

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Poco più in là, sotto le fronde di un’altra grandiosa Magnolia Grandiflora, si trova una cimasa da pozzo, recante lo stemma nobiliare dei Widmann (un giglio e una luna nascente)

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L’area subito retrostante la Villa potrebbe coincidere con l’antico giardino

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ed oggi è una vasta area a parterre sulla quale emerge un’aiuola circolare, contornata da una bordura di bosso, che ospita un girotondo di sei statue, databili al XVIII secolo e raffiguranti soggetti storici e mitologici su piedistalli, che fanno da contorno ad una fontana centrale con putti che abbracciano un piccolo delfino mentre, alle spalle del parterre circolare, si distinguono per dimensioni ed eleganza alcune magnolie, sentinelle del grande parco naturalistico.

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A nord della villa si estende il parco ricco di piante, di cespugli e di fiori. Contro il verde dei pini si stagliano numerose statue in pietra tenera.

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Meravigliosi tigli affiancano i viali.

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La villa oggi

Gioiello tra i gioielli architettonici costruiti dai nobili veneziani per la loro villeggiatura, che hanno reso famosa questa verde località, Villa Widmann Rezzonico Foscari è uno splendido esempio di Villa in stile rococò di gusto francese in posizione strategica quasi a metà strada tra Venezia e Padova. La sua costruzione è stata attribuita al progettista veneziano Andrea Tirali che pare la realizzasse nel 1719 per i Seriman, una famiglia di nobili veneziani di origine persiana. Subito dopo la metà del Settecento la villa passò ai Widmann, i quali provvederono all’ammodernamento della casa padronale.

L’ingresso è sovrastato da un meraviglioso lampadario in vetro di Murano, che dà il benvenuto agli ospiti.
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Nella seconda metà del settecento la casa padronale fu appunto  ampliata e ristrutturata dalla famiglia Widmann,  secondo il gusto rococò francese.

La villa, infatti, era di dimensioni limitate per il numero notevole di ospiti che venivano invitati, ma, non potendo ampliare le dimensioni del salone principale (questa sala era sempre larga quanto la facciata o il portico principale e lunga quanto la lunghezza totale dell’edificio ) se ne aumentò l’altezza,

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eliminando il soffitto e costruendo una balaustra circolare attorno a tutta la sala dove venivano posizionati agli angoli gli orchestrali.

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Compagnia degli Anelli…. un pò in giro all’interno di Villa Widmann….

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mentre qualcuno aspetta gli esiti del tranello….

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ma il Duca Valter degli Anelli…….  NON CI CASCA !

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Quale altro intreccio staranno tramando a Villa Widmann ???

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E ai danni di chi ???

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Della duchessa Tiziana degli Anelli ???

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NO….. nessun tranello……   

E’ ora di rientrare…..

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BYE… BYE VILLA WIDMANN

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BYE….  BYE…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COMPAGNIA DEGLI ANELLI AL CARNEVALE DI VENEZIA 2018

Dedicato al tema del gioco e del circo, e firmato  per il terzo anno dal direttore artistico Marco Maccapani, anche il Carnevale di Venezia 2018 è andato in archivio.

Tra i momenti clou in Piazza San Marco, oltre al “Volo dell’Angelo”, interpretato dalla Maria del 2017, Elisa Costantini, c’è stato il ”Volo dell’Aquila” Renzo Rosso, mecenate, che ha finanziato con 5 milioni il restauro di Ponte di Rialto……

Il Carnevale culturale, anche quest’anno, è riuscito ad animare la città con decine di occasioni prestigiose di intrattenimento curioso e brillante.

Sono stati 8 gli spettacoli originali allestiti tra la Casa di Carlo Goldoni, il Museo di Palazzo Mocenigo e il Museo del Vetro di Murano, raggiungendo sempre la massima capienza, che le sale museali potevano accogliere in questo format particolare.

A questo proposito fa piacere ricordare che, in tempi recentissimi, “Compagnia degli Anelli” era stata presente in costume, proprio al Museo di Palazzo Mocenigo e al Museo del Vetro di Murano, grazie anche alla sensibilità della direttrice dott.ssa Chiara Squarcina.

Molti degli storici frequentatori del Carnevale di Venezia, sia tra le “Maschere” che tra i “Fotografi”, hanno definito l’edizione 2018 una edizione sottotono, ma con cambiamenti in atto, che stanno allontanando il Carnevale contemporaneo da quello della rinascita, quello di qualche decennio fa.  Tant’è che i tempi cambiano e numerose maschere presenti a Venezia si propongono allineandosi alle mode di tanti altri Carnevali di città e di paese.

Purtroppo a molti sfugge che Venezia, invece, è “unica !”.

Per i cosiddetti “puri”, che amano la Serenissima nelle sue tradizioni e che la ritengono un palcoscenico nobile e delicato, sarà un’ ardua accettazione o troveranno rifugio nei ricordi del tempo in cui le Maschere avevano la maschera, si muovevano con elegante lentezza e….. non parlavano.

 

Anche quest’anno Compagnia degli Anelli è stata presente, quasi al completo, al Carnevale della Città dei Dogi, ecco qualche testimonianza

 

TUTTI PRONTI PER INCOMINCIARE

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IL VOLO DELL’AQUILA

VOLO DELL'AQUILA

 

IL VOLO DELL’ANGELO

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E ….. COMPAGNIA DEGLI ANELLI

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INCONTRI :

COMPAGNIA DEGLI ANELLI CON SANTIAGO GARCIA PASTOR

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FRANCESCA CON ALAIN GOUBET

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BETTY CON BERTILLA ZORZI

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BETTY CON ANTONIO

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BETTY CON MURIEL AVIGNON (MUMU)

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EL PARON DE CASA  E …. EL SVOLO DEL LEON …..

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BYE !

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CARNEVALE 2018

COMPAGNIA DEGLI ANELLI APRE A PADOVA IL CARNEVALE 2018

Nel 2017 il maltempo aveva costretto “Compagnia degli Anelli” ad annullare l’apertura del Carnevale a Padova, ma, per mantenere la tradizione nella Città del Santo,  l’evento è stato nuovamente proposto domenica 21 gennaio 2018.

La passeggiata in abiti d’ epoca nel centro della città, fortemente voluta da Roberta Boesso che è componente del Direttivo dell’Associazione, ha voluto significare proprio il ritorno del tempo del Carnevale.

Nonostante le defezioni dell’ ultimo minuto, causate soprattutto da malanni di stagione, la splendida-freddissima giornata di sole ha incorniciato la presenza degli “Anelli” che, con i loro abiti-costumi, hanno colorato le vie del Centro Storico Patavino, incuriosendo i passanti.   

Come sempre “scontato” il successo di Compagnia degli Anelli.

Ecco qualche foto…..

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BYE !

 

 

 

 

PALAZZO MOCENIGO

Museo del Tessuto e del Costume con i percorsi dedicati al profumo

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A Venezia,lungo il Canal Grande nel sestiere di Santa Croce, si erge la magnifica chiesa di San Stae e, a pochi metri dal campo omonimo, che è di fronte alla stessa e che si affaccia sul Canale, si trova una delle “perle” veneziane, meta dei pellegrinaggi di appassionati di abiti d’epoca…. “Palazzo Mocenigo”.   Palazzo Mocenigo è sede dello splendido Museo del Tessuto e del Costume, con percorsi dedicati al Profumo.

Palazzo Mocenigo di San Stae (traduzione dialettale di Sant’Eustachio) fu abitato per secoli da un ramo della famiglia Mocenigo, una delle più prestigiose del patriziato Veneziano.  Da questa illustre famiglia, originaria secondo alcuni dalla Lombardia, secondo altri di Aquileia, provengono ben sette Dogi : Tommaso (1414-23), Pietro (1474-76), Giovanni (1478-85), Alvise I (1570-77, che fu il doge vincitore di Lepanto), Alvise II (1700-1709), Alvise III (1722-32), Alvise IV (1763-78).

Tra i membri della famiglia Mocenigo numerosi furono procuratori, ambasciatori, capitani, ecclesiastici e uomini di lettere.

Il ramo principale della famiglia abitava i palazzi di San Samuele e, agli inizi del Seicento, il ramo discendente da Nicolò Mocenigo, fratello del Doge Alvise I, si stabilì nel Palazzo di San Stae.

“Compagnia degli Anelli”, dopo aver coltivato per anni la speranza di poter visitare il Museo, indossando abiti di taglio ‘700, il 17 dicembre 2017, grazie alla comprensione e grande disponibilità della direttrice della Fondazione Musei Civici di Venezia, dott.ssa Chiara Squarcina, ha potuto realizzare il sogno rimasto a lungo nel cassetto.

Ecco qualche foto della indimenticabile fantastica giornata.

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LA SALA DEI GILET

La sala dedicata al gilet, capo dell’abbigliamento classico maschile, di cui ne sono esposti oltre cinquanta esemplari provenienti dal fondo Cini delle collezioni del Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume. Il “sottomarsina” o “gilet” si diffonde alla fine del sec. XVII, generalmente in seta sul davanti e in lino o cotone nella parte posteriore, lungo fino al ginocchio e con le maniche.  Nel Settecento, epoca a cui risalgono i modelli esposti

in questa sala, questo capo si accorcia oltrepassando di poco il punto di vita e termina sul davanti con due punte. A fine secolo poi perde le maniche, acquistando talvolta il colletto e decorazioni realizzate da virtuosi ricamatori.

 

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GIUSTO PER

Nel 1945 il Palazzo Mocenigo di San Stae, con l’archivio e parte degli arredi, fu donato per disposizione testamentaria al Comune di Venezia da Alvise Nicolò, ultimo discendente della nobile famiglia veneziana, affinché venisse utilizzato “per Galleria d’Arte, a completamento del Museo Correr“. Sul finire degli anni Settanta, alla morte della moglie Costanza Faà di Bruno, pervenirono ai Musei Civici di Venezia le stanze del primo piano nobile con le decorazioni ad affresco e gli arredi, per lo più settecenteschi. Nel 1985, dopo consistenti interventi di restauro, l’appartamento Mocenigo venne aperto al pubblico come museo, senza peraltro perdere il fascino e l’atmosfera della casa vissuta. Nello stesso anno venne istituito a palazzo Mocenigo il Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume, ospitando le ampie collezioni tessili e di abiti antichi dei Musei Civici – provenienti soprattutto dalle raccolte Correr, Guggenheim, Cini, Grassi – e una biblioteca specializzata, sempre aperta, in cui spicca l’importante raccolta di oltre 13.000 figurini dal ‘700 al ‘900. Il percorso del museo, completamente rinnovato e ampliato nel 2013, si snoda in venti sale al primo piano nobile, raddoppiando le aree espositive aperte nel 1985. L’ambiente nel suo insieme evoca diversi aspetti della vita e delle attività del patriziato veneziano tra XVII e XVIII secolo, ed è popolato da manichini che indossano preziosi abiti e accessori antichi appartenenti al Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume. Moda e costume, con particolare riferimento alla storia della città, caratterizzano dunque da subito la ricerca e l’attività espositiva del museo, nel contesto ambientale del palazzo gentilizio dei Mocenigo….

E’ UN’AUTENTICA PERLA DA VEDERE !

 

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BYE !

 

 

 

 

 

 

 

BURANO MUSEO DEL MERLETTO

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Burano è un’isola della Laguna di Venezia settentrionale e deve il suo nome a quello della “Porta Boreana” di Altino, porta chiamata così, perchè posta a Nord-Est, direzione da cui la bora soffia proprio ad Altino.

Furono gli abitanti di Altino, che, per sfuggire alle invasioni barbariche, si rifugiarono  sulle varie isole della laguna di Venezia, dando a queste i nomi delle sei porte della loro città: Murano, Mazzorbo, Burano, Torcello, Ammiana e Costanziaco.

La lavorazione del merletto, a Burano, è la principale attrazione per quanto riguarda la manifattura artigianale e la stessa risale ad epoca antichissima. Fu il 1600,comunque, il periodo d’eccellenza per il merletto ed in particolare per quello ad ago, realizzato, appunto, a Burano, come il conosciutissimo “buranello”, realizzato al tombolo sempre dalle Merlettaie dell’isola.

In piazza Galuppi, negli spazi della storica Scuola dei Merletti, fondata nel 1872, si trova il “Museo del Merletto”, che è stato aperto nel 1981.

Il Museo è stato incluso dal 1995 nei Musei Civici di Venezia e, il 19 novembre 2017, grazie alla sensibilità e alla disponibilità della Direzione del Museo stesso, una rappresentanza dell’Associazione” Compagnia degli Anelli”  ha avuto il privilegio di effettuarne la visita, indossando costumi d’epoca e di fantasia.

Ecco qualche foto dell’evento

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QUALCHE FOTO PASSEGGIANDO PER BURANO, DOPO LA VISITA ALLO SPLENDIDO MUSEO DEL MERLETTO

Nel passato l’attività principale a Burano era la pesca, e si racconta che i colori delle case, oggi diventati la caratteristica principale dell’isola, una volta servivano a delimitare le singole proprietà. Esiste, tuttavia, anche una “leggenda” legata al carattere variopinto dell’isola, la quale narra che erano i pescatori a dipingere la propria casa, al fine di riconoscerla da lontano, durante i lunghi periodi di assenza dovuti alla pesca.

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IL FAMOSO “CAMPANILE STORTO”

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E… “COMPAGNIA DEGLI ANELLI”

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E’ L’ORA DEL TRAMONTO A BURANO

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PRIMA DI TORNARE A CASA….

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E L’ ULTIMA FOTO, INSIEME CON I GENTILISSIMI COORDINATORI DEL MUSEO

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COME SEMPRE MANCA L’AUTORE  L’AUTORE DELLA FOTO !!!!

 

BELLO SAPERE CHE, AL MUSEO…..

Percorsi e collezioni

 Il percorso di visita ha inizio nella sala introduttiva al piano terra, dove un filmato sottotitolato in inglese sollecita una suggestiva immersione nell’affascinante mondo dei merletti, mentre pannelli didascalici svelano i segreti di questa sapiente tecnica e dei suoi punti più in uso (punto Venezia, punto Burano…). La visita prosegue al primo piano, dove il percorso espositivo è impostato cronologicamente e si sviluppa attraverso quattro sale che corrispondono ad altrettante aree tematiche, documentando attraverso gli oltre duecento rari e preziosi esemplari l’evoluzione dell’arte del merletto a Venezia dal Cinquecento al Novecento. Durante l’orario di apertura del museo sarà possibile vedere all’opera le abili ed instancabili maestre merlettaie, ancor oggi depositarie di un’arte tramandata di generazione in generazione.

Dalle origini al secolo XVI

Sala 1 Primo Piano, Museo del Merletto di Burano Sala 1 Primo Piano, Museo del Merletto di Burano Le corolle tripetali dorate delle frange che impreziosiscono il manto purpureo delle madonne musive delle absidi di Torcello, Murano e dei più antichi mosaici marciani (secoli XI-XII), che scompaiono dall’iconografia veneziana dopo il 1204 con la conquista di Costantinopoli e con l’emancipazione di Venezia dal dominio bizantino, erano forse realizzati a punto bibila, un punto ad ago che continua ad essere fatto nelle isole dell’Egeo e si ripresenterà identico nelle icone veneto-cretesi del secolo XV. Invece il merletto ad ago che si sviluppa nella Venezia del Rinascimento, anche se nasce da tale incipit iniziale, è un diverso insieme complesso ed evoluto di moltepici punti e, come quello a fuselli, è espressione creativa e manuale di sensibilità femminile aristocratica, acculturata per stretta frequentazione con ambienti artistici e intellettuali raffinati. I primi decori sono essenzialmente geometrici e impreziosiscono le scollature e gli angoli dei fazzoletti da mano. Nel Cinquecento si assiste ad un interessante boom editoriale (in Europa, in Italia, e specialmente a Venezia), che vede la pubblicazione di centinaia di libri, detti modellari, di disegni per merletti e ricami, ideati dai maggiori incisori e tipografi del tempo. Dedicati alle nobili e virtuose donne che praticano l’esercizio dell’arte nell’intimità delle loro case, attestano una preferenza verso decorazioni geometriche, arabeschi, rosoni, per arricchirsi, nella seconda metà del secolo, di elementi fito-zoomorfi e grottesche. Già nel tardo secolo XVI è documentata un’attività merlettiera nei monasteri e nei laboratori di orfanatrofi e pii istituti di carità, e in seguito, per lo straordinario successo dei pizzi nella moda sia nell’abbigliamento che nell’arredo, non bastando più tale tipo di produzione familiare e conventuale, se ne organizzano altre su più vasta scala, coinvolgenti intere popolazioni femminili, concentrate in località isolate, per rendere più vantaggioso lo sfruttamento.

Secolo XVII e secolo XVIII

Nel Seicento, secolo per eccellenza del merletto, che invade dalla testa ai piedi le vesti maschili, femminili, infantili, ecclesiastiche e professionali, le Fiandre, Milano e Genova si specializzano nella lavorazione a fuselli, mentre Venezia, pur non rinunciando ad essi, crea inimitabili manufatti ad ago. I barocchi merletti lagunari in punto Venezia tagliato fogliame ad alto rilievo, sono tanto spettacolari e costosi da indurre la Francia, per ostacolare le eccessive spese suntuarie della corte del Re Sole, ad organizzarne una lavorazione autoctona sotto la guida di maestranze veneziane “rapite” allo scopo. La Serenissima risponderà a tale concorrenza inventando gli ancor più virtuosistici merletti a punto rosa, i cui caratteristici intricati disegni miniaturizzati, resi addirittura simili a cristalli di neve da micro-stratificazioni in rilievo, saranno realizzati con stilizzazioni maggiori anche sul tombolo. I decori nella prima metà del secolo sono caratterizzati da grande varietà di specialità botaniche, rese realisticamente, disposte a girali entro cui si alternano piccoli animali e volatili; tra 1650 e 1675 circa, si assiste all’invasione di inflorescenze indiane, riprese da erbari e interpretate con fantasia; nell’ultimo quarto gli stessi motivi vanno trasformandosi con un progressivo rimpicciolimento e stilizzazione. Nel Settecento invece vanno di moda le leggerissime trine di tipo fiammingo (francesi e belghe) a cui le manifatture ad ago veneziane cercano di assomigliare aumentando la superficie di fondo realizzata in esilissima rete entro cui misurati elementi floreali sembrano come inglobati: è l’invenzione del punto Burano. Con i fuselli, anche a Venezia si producono le impalpabili blonde, che si preferiscono però tinte in nero, da usare come mantelline nei travestimenti carnevaleschi. La semplificazione delle fogge, dovuta all’imporsi di uno stile di vita anglosassone, più pratico e sportivo, comporta anche quella dei merletti, caratterizzati da motivi minuti e disseminati, adatti a fisciù (scialletti), jabots (cravattine) e pouffs (cuffie). I drammatici eventi delle rivoluzioni americana e francese porteranno all’abbandono del merletto, considerato odioso simbolo della sconfitta aristocrazia. I motivi decorativi seguono quelli proposti nelle stoffe da abbigliamento: nella prima metà lussureggianti e commisti a elementi rocaille, nella seconda “a meandro” con fiori di pesco e rose e nell’ultimo quarto con forte alleggerimento e banalizzazione degli stessi.

Secolo XIX e secolo XX

La lavorazione del merletto sarà ripresa in Europa all’inizio dell’Ottocento per volontà di Napoleone che, vedendo migliaia di maestranze del settore disoccupate, renderà obbligatorio il suo utilizzo nell’abbigliamento cerimoniale di corte. La produzione merlettiera, che vede una insperata ascesa in Inghilterra, Francia, Belgio e Spagna, a Venezia invece proseguirà stancamente nel corso del secolo XIX, cercando invano di competere con gli economici e apparentemente altrettanto belli merletti meccanici, fino al nuovo grande rilancio nell’ultimo quarto del secolo. Comitati di intellettuali, politici e colte signore aristocratiche, Andriana Marcello per prima, non solo organizzano scuole d’apprendimento recuperando antichi disegni e merletti da copiare, ma soprattutto acquistano quei manufatti costosissimi, senza chiedere prezzi di favore. L’artistica attività risorta ovunque (perfino in Cina ad opera dei missionari), con alterna fortuna secondo i capricci della moda, nel secondo dopo guerra risulta anacronistica e antiquata. La ventate di novità provenienti dall’America prima e dall’Inghilterra poi, i movimenti studenteschi di tutta Europa, ne decreteranno la fine. Riconosciuta forma d’artigianato tradizionale da salvare e da recuperare storicamente e tecnicamente, sarà nuovamente ripresa nell’ultimo quarto del ‘900, e portata avanti fino ad oggi grazie alla passione e alla buona volontà di singole professioniste del settore.

La Scuola dei Merletti di Burano (1872-1970)

Abito cerimoniale della Regina Margherita, Venezia, Museo di Palazzo Mocenigo Abito cerimoniale della Regina Margherita Aristocrazia e politica illuminate, con il patrocinio di Margherita di Savoia, a fine Ottocento elaborano un progetto per il rilancio del merletto veneziano con l’apertura di scuole: la prima a Burano nel 1872, recuperata un’anziana maestra superstite, poi altre a Venezia, nel Litorale, in Terraferma. I decori sono tratti dai repertori del passato: si riproducono tutte le tipologie stilistiche, spesso con una precisione tecnica superiore alle originali, ma restano modesti i rinnovamenti iconografici ispirati ad Art Nouveau e Déco. L’attività prosegue per decenni grazie a generose commissioni dei Reali e a finanziamenti della famiglia Marcello, ma il mutare delle mode e la diminuita disponibilità finanziaria generale, stravolta dalla grande guerra, la tendenza a persistere su modelli iconografici del passato, l’altissimo costo del fatto-a-mano rispetto al prodotto industriale, la concorrenza dei numerosi altri centri sorti in Italia, renderanno vano ogni sforzo. Nel secondo dopoguerra si realizzano accessori minori e souvenir per un turismo meno élitario e negli anni Settanta non esistono più né scuole né laboratori. Un decennio dopo, però, l’iniziativa di un Consorzio voluto da enti pubblici e privati, dalla Fondazione A. Marcello, porta nel 1981 all’apertura del Museo della Scuola del Merletto, ad una serie di mostre tematiche di successo e all’organizzazione di corsi teorico-pratici sull’arte del merletto di Venezia e Burano, per impedirne ancora una volta l’oblio. L’Archivio della Scuola del Merletto, importante fonte di documentazione storico-artistica, con disegni, foto e varie testimonianze iconografiche è attualmente conservato presso il Museo di Palazzo Mocenigo , Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume (Venezia, Santa Croce 1992).

Il Merletto: Glossario

Barbole: bande di merletto poste a guarnizione di cuffie. Utilizzate dal 1600, nel 1800 decorano i cappelli. Blonda: merletto di seta a fuselli, con fondo a rete. Originario della Francia, dalla metà del 1700 si diffonde poi a Venezia e in Spagna. Il termine deriva dal francese “blonde”, dal colore della seta naturale utilizzata; tinta in nero sarà preferita per la confezione delle mantelline da bauta (travestimento veneziano carnevalesco). Burato: tessuto ad armatura tela molto rada, utilizzato come supporto per ricami, cui nel ‘500 sarà dedicato un libro. Collo rabat: colletto maschile “rovesciato”, formato da pannello quadrangolare (poi due rettangolari) di merletto che copriva appena le spalle, per poi scendere sul davanti. Utilizzato dal 1600, nel 1700 si trasforma in jabot ed è oggi usato ancora dai magistrati togati. Collo berta: collare a ruota (detto anche “godet”) posto come mantellina a sottolineare gli ampi scolli tipici della seconda metà dell’800; revival medievale ricorda il nome della madre di Carlo Magno. Collo berlino: definizione della Scuola Merletti di Burano, data ad un modello di probabile commissione berlinese. Collo a pistagna: definizione della Scuola Merletti di Burano, data ad un modello di colletto sciallato con lembi allungati. Cuscinello: vedi tombolo. Facciole: strisce di tela o merletto poste al sottogola dalla fine del ‘600; usate dagli abati anche nel ‘700. Filet: rete a maglie quadrate ricamate a punto tela e a punto rammendo con navetta o ago, detto “modano”. Fisciù: (dal fr. fichu) fazzoletto da spalle triangolare con punte infilate nel farsetto (corpetto) o intrecciate davanti e annodate dietro. Indossato da dame e da borghesi nell’ultimo quarto del secolo XVIII, varia nella qualità del tessile con cui è confezionato. Grottesca: con tale termine si designa una tipologia decorativa parietale derivante da quella rinvenuta nella Domus Aurea di Nerone (nelle cosiddette “grotte”). Costituita da un leggero e fantastico disporsi di forme vegetali miste a figure umane, animali stravaganti e scenette narrative. Comparsa agli inizi del ‘500, nel corso del ‘700 visse un revival naturalistico. Guanti “mitaines”: guanti a dita scoperte, lunghi fino al gomito, realizzati a ricamo o a merletto; di moda all’epoca del Re Sole, in Francia; alla fine del secolo XIX sono utilizzati solo per la sera. Merletto ad ago: merletto realizzato con ago e filo di lino (anche di cotone dal secolo XX) senza l’utilizzo di nessun supporto, utilizzando un cussinello, simile al tombolo, su cui posa un cilindro ligneo (murello) fermato da un telo su cui è stato precedentemente cucito il disegno. Merletto a fuselli: fissato il disegno sul tombolo si procede intrecciando fili collegati a fuselli (detti anche piombini o mazzette) e fermandone con spilli la lavorazione. Macramè: (dall’arabo mahrama ) ancor oggi eseguito in area ligure, si costruisce dal nulla annodando fili fissati superiormente, che vengono lasciati poi sciolti, a frangia in basso. Motivo “a meandro”: decorazione che si sviluppa a partire dal 1740, caratterizzata da serie parallele di tralci ondulanti verticali da cui si dipartono mazzi fioriti più o meno naturalistici. Pellegrina: (dal fr. pélerine, ampio colletto del mantello del pellegrino), nel ‘600 lunga in vita dietro e con lunghi lembi davanti; nel ‘700 e nell‘800, ha forma di mezza ruota. Punto Burano: tipologia di merletto ad ago che si differenzia dal Punto Venezia per lo sfondo, costituito da un reticolo a minuscole maglie rettangolari simili a sequenze verticali di scalette a pioli. Punto corallino o piatto: merletto ad ago piatto, con decoro a diramazioni esili e contorte ispirate alle arborescenze coralline e sviluppatosi a partire dall’ultimo quarto del 1600. Punto Milano: merletto a fuselli caratterizzato all’inizio da motivi continui, senza fondo, realizzati separatamente a punto tela e uniti in fase finale. Nel ‘600 compare prima un fondo a barrette, semplici o doppie, poi un reticolo a maglia tonda o esagonale che si ritrova nei manufatti fiamminghi. Punto Pellestrina: merletto a fuselli che appare agli inizi del ‘600, molto simile per tecnica (punto tela, treccia,mezzopunto) e decoro al coevo punto Milano da cui si differenzia per le barrette del fondo, spesso a “Y”. Punto rosa: merletto ad ago con decoro che si distingue per la miniaturizzazione degli elementi e per la sovrapposizione di multipli strati. Si sviluppa a partire dal 1680. Punto Venezia: tipologia del merletto ad ago che si differenzia dal Punto Burano per lo sfondo costituito da un intreccio, un tempo caotico ora a nido d’ape, di barrette (sbari) semplici o con pippiolini (picò) prodotte a punto asola o festone (cappa) . Punto Venezia piatto: caratterizzato da motivi decorativi fitomorfi di dimensioni uniformi collegati da sottili barrette e pippiolini e privi dei rigonfiamenti tipici del Punto Venezia a grosso rilievo. Punto Venezia tagliato a fogliame a grosso rilievo: caratterizzato da un decoro di foglie e infiorescenze liberamente interpretate rese con una grande quantità di imbottirure e rilievi. Si sviluppa dal 1650 prima con motivi semplicemente accostati, poi con fondo a barrette. Noto in Europa come Gros point de Venise . Punto Venezia tagliato a fogliame: simile al precedente ma caratterizzato dall’assenza di imbottiture e rilievi. Ricamo rinascimento: simile nell’aspetto al merletto, si basa sulla sistemazione di una spighetta (striscia sottile toilé realizzata a fuselli a punto tela, oppure a telaio), secondo un disegno predefinito, collegata da elementi riempitivi ad ago. Si tratta di una versione economica del punto Venezia tagliato a fogliame. Reticello: antenato del merletto. Tipologia di ricamo ottenuta sfilando orditi e trame di una tela di base fino a ridurla ad un insieme di pochi fili verticali ed orizzontali su cui creare poco per volta un determinato decoro. Rocaille: decorazione ispirata al motivo della conchiglia ( con cui siabbellivano grotte e giardini fin dal ‘600), da cui deriva il termine Rococo, per indicare uno stile artistico. Tombolo: cuscino cilindrico imbottito di paglia o segatura poggiato sopra un specie di sgabello rovesciato detto “scagno” ed utilizzato per la realizzazione del merletto a fuselli. A Venezia viene detto “balòn”. Tramezzo: (dal fr.entredeux ) striscia di merletto da inserire tra due lembi di tessuto.

 

AL MUSEO DEL VETRO DI MURANO

 

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con la “Compagnia degli Anelli”

Ovunque nel mondo, parlare di Murano significa fare riferimento alla famosissima produzione del vetro artistico, tipico dell’omonima isola.

I primi documenti, che ci sono giunti, sull’arte vetraria veneziana, risalgono all’anno 982 d.C., anno in cui compare, per la prima volta, il nome di un artigiano vetraio, in Venezia.   

Nel XIII secolo, mentre le vetrerie si erano concentrate  quasi naturalmente a Murano, la Repubblica di Venezia, con decreto del 1291, ordinò che “tutte le fornaci delle vetrerie dovevano essere spostate nell’isola ”.

Questa scelta fu dettata principalmente da due motivi : 

1) Evitare gli incendi, che troppo spesso si sviluppavano a Venezia, dove le fornaci erano alimentate a legna, con le conseguenze facilmente intuibili.

2) Controllare più facilmente, con apposite ronde armate intorno all’isola di Murano, che non ci fossero traffici illegali di “vetri” o fughe di “maestri”, che avrebbero portato altrove i loro segreti.

Tra le “perle” oggi presenti a Murano, oltre alle antiche fornaci dove ancor oggi, con tecniche antiche di secoli, si producono vetri artistici, c’è il bellissimo

MUSEO DEL VETRO.

E’ proprio in questa “perla” che, grazie alla comprensione e alla disponibilità della sua direttrice, alcuni appartenenti alla “Compagnia degli Anelli” hanno potuto effettuare una visita, indossando costumi d’epoca.

Ecco alcune foto realizzate nel grazioso giardino del Museo e nelle sue meravigliose sale espositive.

LA CURIOSITA’ STA PER ESSERE SODDISFATTA, GUARDANDO IN BASSO,

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MA SENZA TRASCURARE IL MERAVIGLIOSO SOFFITTO….

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MENTRE C’E’ CHI E’ TORNATO INDIETRO, PER UNA FOTO NELLA NICCHIA APPENA SU DELLA SCALA… FINGENDO DI ESSERE UNA STATUA ANTICA

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Bye.. Bye…. MUSEO DEL VETRO

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UN SENTITO RINGRAZIAMENTO AI FOTOGRAFI GIORGIO CALORE,  VALTER MODOLO E RENATO BAIDO, CHE HANNO PARTECIPATO ALLO SHOOTING FOTOGRAFICO, METTENDO POI A DISPOSIZIONE I LORO SCATTI.

DOWNTOWN PADOVA 25 MARZO 2017

“Downtown Exhibition, la città siamo Noi insieme” è un evento che, coniugando musica, danza e arte, intende sviluppare il concetto di lavorare per lo sviluppo futuro della città e, in particolare, per la valorizzazione dei Centri Storici.

Ben volentieri, quindi, Compagna degli Anelli ha aderito all’edizione di DownTown svoltasi il 25 marzo 2017, a Padova.

Ecco qualche foto dei “nostri”, in giro per la città.

 

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Bye….  Bye…. DownTown

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CARNEVALE IN VILLA PISANI STRA’ 12 marzo 2017

Numerosissimo il pubblico presente all’ appuntamento in costume,  per il “18° Carnevale in Villa” a Strà.

Dopo il rinvio della settimana precedente, dovuto alla probabilità di maltempo, una giornata di sole resa fresca da eolo ha accolto  i numerosi figuranti in Costume.

Quest’anno Compagnia degli Anelli aveva deciso di non partecipare ufficialmente all’evento, a causa delle difficoltà di comunicazione con gli organizzatori,

tuttavia, vista l’occasione, una squadriglia dei nostri appassionati si è data appuntamento nel parco della Villa, con lo scopo di stare insieme ed incontrare altri amici del mondo delle “Maschere”.

La presenza dei nostri fotografi ha dato l’occasione per immortalare la giornata con qualche scatto.

Eccone alcuni.

 

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al tiepido sole di inizio giornata

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i 10 della “squadriglia ‘700”

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due nuovi amici : Valentina e Marco

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l’incontro di “nuove e vecchie star”

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lo schieramento….

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è arrivato anche Emanuele…..

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“Pierrot” oggi insieme con la Compagnia degli Anelli

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“CONTROVENTO……”  si torna a casa……

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APPUNTAMENTO ALL’ANNO PROSSIMO ……….

 

 

COMPAGNIA DEGLI ANELLI A NOVENTA VICENTINA

 

Il 23 settembre 2016 è stato senza dubbio un giorno particolarmente impegnativo per la “Compagnia degli Anelli”, in quanto, dopo la partecipazione alla cerimonia di inaugurazione del WTE avvenuta a Padova nel Palazzo della Ragione, alcuni componenti della Compagnia degli Anelli erano stati invitati a partecipare, come ospiti d’onore, a una cena di beneficienza a Noventa Vicentina.

Il ricavato della serata, voluta e organizzata dalla Pro Loco di Noventa Vicentina,  era destinato alla “Città della Speranza” e ai terremotati del Centro Italia.  Tutto questo, quindi,  in perfetta armonia con le finalità perseguite da sempre dalla “Compagnia degli Anelli”.

Tra i componenti del nostro gruppo, come già dal mattino al WTE,  anche l’amica francese Patricia Juilland, per l’occasione con il suo costume “Miss Italy”.

 

Qui di seguito qualche foto scattata nel tardo pomeriggio del 23 settembre 2016, nei pressi e all’interno della splendida Villa Barbarigo a Noventa Vicentina.

 

 

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Si scende per la cena……..

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